Domani incontro una signora per assistere mia madre. Sono agitata: di cosa parliamo?
È normale. Il primo incontro serve a una cosa sola: capire se vi potete fidare l'una dell'altra. Non è un esame, è una conoscenza.
Un consiglio prima di tutto: fatelo a casa, con tua mamma presente, se può. È lei la persona che vivrà questo aiuto ogni giorno, ed è giusto che dica la sua.
E che domande faccio?
- Che esperienze ha avuto, con persone in situazioni simili?
- Come organizzerebbe una giornata tipo con la mamma?
- Cosa fa se lei non vuole mangiare, o se è agitata?
- Quali orari e quali riposi le servono?
- Ha referenze di famiglie precedenti che si possono sentire?
Le referenze sentile davvero: MiCURA mette in contatto le persone, ma non verifica profili, referenze o documenti. Controllarli spetta a te.
E ascolta come risponde, più che cosa risponde: la pazienza, il rispetto, il modo in cui parla a tua mamma. Quelle cose non si scrivono sul curriculum.
Posso chiederle tutto?
Tutto quello che riguarda il lavoro, sì. La vita privata no: religione, opinioni, se ha figli o ne vuole, progetti personali, malattie. Non servono a capire se sarà brava, e la legge vieta di chiederle.
Puoi invece chiedere se se la sente di fare i compiti concreti del lavoro — aiutare la mamma ad alzarsi, le notti — e quali periodi le servono liberi. E se non è cittadina dell'Unione europea, chiedi di vedere il permesso di soggiorno valido: controllarlo è un obbligo di chi assume.
Anche lei avrà domande: rispondi con chiarezza su orari, mansioni e paga. Un accordo chiaro dal primo giorno è il primo regalo che vi fate a vicenda.
Il contratto nazionale del lavoro domestico prevede un periodo di prova, breve. Usatelo bene: è il tempo per conoscersi davvero, senza fretta di decidere.
A volte penso a una struttura… Ne vale la pena, l'aiuto a casa?
Ogni famiglia conosce la sua situazione, e a volte una struttura è la risposta giusta. Ma molte famiglie, potendo, scelgono la casa, e hanno le loro ragioni.
A casa restano le abitudini, gli oggetti, i vicini, il proprio ritmo. E con una persona accanto, anche voi figli tornate a essere figli, e non solo turni da coprire.
Mi sento già meglio.
Un'ultima cosa: dopo l'incontro prendi due appunti, finché ricordi bene. E se hai dubbi, fissate un secondo incontro. Meglio un giorno in più adesso che un cambio dopo un mese.
La badante comincia lunedì. Come le spiego tutto su papà senza dimenticare niente?
Con un quaderno. Uno vero, di carta, che resta in casa. È lo strumento più semplice che ci sia, e per molte famiglie è quello che funziona meglio.
Cosa ci scrivo?
- I numeri utili: familiari, medico di famiglia, farmacia, 112.
- Le medicine: quali, a che ora, in che dose.
- Allergie e cibi da evitare.
- Le abitudini: quando si sveglia, cosa gli piace mangiare, i programmi che guarda, come preferisce essere chiamato.
- Dove sono le cose: chiavi, documenti, tessera sanitaria, contatore.
Le medicine si scrivono copiando la prescrizione o il piano terapeutico del medico (meglio tenerne una fotocopia nel quaderno), mai a memoria. Si cambiano solo su indicazione del medico, subito e con la data.
Chi assiste aiuta a prenderle come indicato, ma non decide le dosi e non cambia le terapie. Iniezioni e medicazioni spettano al personale sanitario. Nel dubbio si chiama il medico o il farmacista, e per un'emergenza il 112.
Poi, dalla metà del quaderno in avanti, diventa un diario: ogni giorno due righe. Come ha dormito, cosa ha mangiato, se c'è stato qualcosa di diverso dal solito.
Non è troppo? Non voglio che si senta controllata.
Giusta attenzione. Presentalo per quello che è: uno strumento per lavorare meglio insieme, non un registro. E scrivici anche tu: «grazie», «domani passo alle sei», «il dottore ha cambiato la pastiglia». Il quaderno è a due voci.
Il beneficio si vede subito. Chi si prende cura di papà sa sempre cosa fare, anche il giorno in cui tu sei al lavoro. E tu sai sempre come sta, anche da lontano.
È uno dei motivi per cui l'assistenza a casa funziona: la cura resta dentro la vita di tutti i giorni, e la famiglia resta vicina anche quando non può esserci.
E le cose di lavoro, tipo orari e ferie? Le scrivo lì?
No: quelle stanno nella lettera di assunzione, firmata da tutti e due. Il quaderno è per la cura, il contratto è per il lavoro. Tenerli separati evita tanti malintesi.
Se ti serve, nel Salotto c'è il libro degli Approfondimenti, con un capitolo su come assumere in regola, un passo alla volta.
Sto per iniziare con una nuova famiglia e vivrò con la signora. Cosa devo chiarire subito?
Tre cose, prima di tutto: gli orari, i riposi, le mansioni. Scritte nella lettera di assunzione, con una copia per te.
- Quali ore lavori, e quando sono le pause.
- Il tuo riposo: la domenica e un'altra mezza giornata a settimana.
- La tua stanza: un posto tuo, dove riposare davvero.
- Cosa succede se di notte la signora ha spesso bisogno di aiuto.
Per chi vive in casa il contratto nazionale prevede al massimo 10 ore di lavoro al giorno e 54 alla settimana, un riposo di almeno 11 ore di fila ogni giorno e 36 ore di riposo alla settimana.
Ho paura di sembrare una che pretende.
Chiarire non è pretendere. Una famiglia seria preferisce saperlo subito. E un accordo in regola protegge anche te: i contributi per la pensione, l'assicurazione contro gli infortuni, le ferie, la tredicesima, il TFR.
E con la signora? Non mi conosce.
Dalle tempo. Chiedile delle sue abitudini, della sua vita, di cosa le piace. Le persone anziane si fidano di chi le ascolta, e ogni piccola abitudine che rispetti vale più di mille parole.
E prenditi cura anche di te: usa i riposi per uscire, sentire i tuoi, dormire. Chi assiste bene è chi non si consuma.
Quello che fai tiene in piedi tantissime famiglie. Permette a una persona di restare a casa sua, tra le sue cose, e ai figli di continuare a lavorare sapendo che è in buone mani. Non è poco: è un lavoro che vale.
Se un giorno cercassi un'altra famiglia?
Su MiCURA puoi creare il tuo profilo con la zona e le ore libere: le famiglie ti scrivono direttamente, senza agenzie in mezzo. Crea il tuo profilo.
Rientro al lavoro tra un mese e cerco una babysitter per mio figlio, che ha due anni. Da dove comincio?
Da un incontro a casa, con il bambino presente. Guarda come si avvicinano: è un bel segno se si rivolge anche a lui, non solo a te.
Cosa le chiedo?
- Con quali età ha già esperienza.
- Come gestisce un capriccio, o un bambino che non vuole dormire.
- Cosa farebbe se il bambino si facesse male.
- Quali giorni e orari può garantire, anche nei prossimi mesi.
- Se ha referenze di famiglie precedenti.
Chiedile se ha fatto un corso di primo soccorso pediatrico. Non è obbligatorio, ma dice molto. E se non l'ha fatto, farlo è un'ottima idea.
E dal primo giorno la lascio da sola con lui?
Meglio di no. Fate un inserimento: i primi giorni state insieme, poi uscite per un'ora, poi per mezza giornata. Il bambino capisce che quella persona è «di casa», e anche tu riparti più serena.
Non so se è meglio la babysitter o il nido.
Non c'è una risposta giusta per tutti, e spesso le due cose si combinano. Il nido dà la vita di gruppo. La babysitter dà una persona di riferimento, a casa, negli orari che servono davvero a te.
Per tante famiglie la babysitter non è un lusso: è ciò che rende possibile tornare al lavoro, coprire le ore che il nido non copre, i giorni di febbre, una sera fuori. E per il bambino vuol dire attenzione tutta per lui, nel posto che conosce meglio.
E come la metto in regola?
Se sono poche ore davvero occasionali, c'è il Libretto Famiglia dell'INPS: 10 euro l'ora, con tetti annui (per esempio 2.500 euro l'anno con la stessa persona). Se è un impegno regolare, anche di poche ore alla settimana, si assume con il contratto nazionale del lavoro domestico.
La babysitter prenderà le bambine a scuola tre pomeriggi a settimana. Cosa devo preparare?
Prima di tutto la delega. Di solito la scuola chiede un modulo firmato dai genitori, con i dati di chi viene a prendere le bambine e la copia del suo documento; in genere la persona delegata deve essere maggiorenne. Ogni scuola ha il suo modulo: chiedilo in segreteria qualche giorno prima di cominciare.
- Gli orari di uscita di ogni giorno e le attività: piscina, musica, catechismo.
- I numeri: genitori, nonni, pediatra, scuola.
- Allergie, intolleranze, medicine.
- Le regole di casa: merenda, compiti, schermi, a che ora si torna dal parco.
E i compiti? Deve aiutarle?
Mettetevi d'accordo prima: aiutarle a organizzarsi sì, farli al posto loro no. Una babysitter giovane, magari una studentessa, può essere bravissima proprio in questo: è passata di lì da poco.
Stabilite un «messaggio di arrivo»: quando sono a casa, la babysitter ti scrive «arrivate». Due parole che ti tolgono un pensiero ogni pomeriggio.
E se una delle bambine si ammala?
Decidete prima chi chiamare e in che ordine, e se la babysitter può esserci anche la mattina in quei giorni. È proprio lì che una persona di fiducia fa la differenza.
Il beneficio lo vedrai presto: pomeriggi con un ritmo, bambine seguite nei compiti e nei giochi, e tu che al lavoro non guardi l'orologio ogni dieci minuti. La casa resta il loro posto, anche quando tu non ci sei.
E se sono io la babysitter? Cosa chiedo alla famiglia?
Chiedi la stessa scheda: è utile a te quanto a loro. E chiarisci subito orari, compenso e come verrai pagata: se il lavoro è regolare, come tre pomeriggi a settimana, serve un'assunzione con il contratto nazionale del lavoro domestico. Il Libretto Famiglia vale solo per lavori davvero occasionali.
Un accordo chiaro è la base di un bel lavoro, e di un rapporto che dura.
Su MiCURA c'è anche una sezione per studenti e under 35: tante famiglie cercano proprio qualcuno libero il pomeriggio. Crea il tuo profilo.
